Sabbie, spiagge e deserti


Sabato 18 Dicembre alle  ore 11.00, presso il Liceo Classico “V. Emanuele II” di Jesi, verrà inaugurata la Mostra “ Sabbie, Spiagge e Deserti” curata dai Proff. Enrico Baldoni e Attilio Coltorti, con la collaborazione dello Studio fotografico "Valerio Lancioni".
La mostra sarà aperta al pubblico dal 18 Dicembre 2010 al 28 Febbraio 2011, con il seguente orario
da Lunedì a Sabato ore 9,30 – 12,30
Lunedì, Martedì e Giovedì ore 15.00 – 18.00

Un antico detto Tuareg cita testualmente: “Dio ha creato i deserti perché gli uomini trovino la propria anima”, in questo senso, il deserto diventa il sinonimo di raccoglimento, silenzio, meditazione, contemplazione. Catene sconfinate di dune dai mille colori, sabbie finissime, cangianti con le luci del giorno, rocce fantasmagoriche che formano misteriosi labirinti e bizzarri castelli, il silenzio delle notti stellate, le danze e i ritmi Tuareg, il tè attorno al fuoco, tutto questo è il deserto, un mondo affascinante e pieno di magia. Un deserto, ...
spesso, non è fatto soltanto di sabbia, per la maggior parte della sua estensione infatti non è raro incontrare montagne, rocce e strati di detriti pietrosi. Basti pensare al Sahara, il più vasto deserto del mondo, che si estende per oltre otto milioni di Kmq, diviso in almeno 11 stati: Mauritania, Sahara occidentale, Marocco, Algeria, Mali, Tunisia, Libia, Ciad, Egitto e Sudan. I confini tra questi stati assumono forme geometriche, perché furono tracciate a tavolino con la riga, quando gli Europei colonizzatori se ne andarono, ma la facile mobilità della sabbia, per le temibili tempeste che continuamente trasformano il paesaggio, cancella inesorabilmente ogni pista, nasconde ogni confine, penetra nei rari pozzi d’acqua e nelle verdi oasi sparpagliate qua e là. Un tipo di paesaggio Sahariano, chiamato Serir, è costituito prevalentemente da grandi superfici ricoperte di ciottoli arrotondati e ghiaie, chiaro indizio della presenza di antiche acque correnti che hanno levigato le rocce. Altro tipo di paesaggio è l’Hammada, o deserto roccioso, formato prevalentemente dalle lave eruttate in superficie dagli antichi vulcani. Ultimo tipo in ordine di diffusione è l’Erg, o deserto sabbioso, che rappresenta un decimo della superficie complessiva del Sahara.
La collezione di sabbie di Dino Mariotti, con i suoi oltre 200 campioni meticolosamente selezionati e custoditi in altrettanti contenitori di vetro, rappresenta una vera e propria rarità. Generalmente chi ama molto viaggiare fa raccolta di foto, diapositive (Mariotti ne possiede 12.000 tutte ben conservate e  catalogate), filmati o souvenir; le sabbie, invece, rappresentano qualcosa di diverso, di tangibile e concreto ma nel contempo di incommensurabile, basta pensare al numero illimitato di quei minuscoli granelli racchiusi in ogni vasetto e alle loro infinite varianti cromatiche, così dissimili peraltro da luogo a luogo, la cui forte valenza evocativa riconducono la mente e la fantasia dell’osservatore  al fascino dei luoghi di provenienza. Dalle spiagge di Cuba a quelle brasiliane di Salvador de Bahia, dal deserto del Fezzan alle distese bruciate della Namibia. E ancora: Zanzibar, la Tanzania, lo Yemen, la Siria, la Giordania, la Terra Santa, il Laos, il Vietnam, la Cina, l’Uzbekistan, la Russia, ecc.
In un escursus totalizzante, perché la natura di quei luoghi, e qui entrano in gioco anche le splendide immagini fotografiche, rivendica pure una flora eccezionale e una fauna   rara e variopinta,  per non dire di quei popoli e di quelle etnie così ricche di cultura e tradizioni, che però, in molti di questi casi, uno sviluppo ispirato da concezioni eurocentriche ha messo ai margini della società cosiddetta civile, senza tuttavia intaccarne la dignità.
Insieme ai campioni di sabbie, verranno esposte buon numero di foto, sempre  realizzate da Dino Mariotti, che illustreranno i meravigliosi luoghi di provenienza delle sabbie stesse.
In mostra si potranno anche osservare al microscopio campionature di sabbie di natura diversa.